Lindsay Kemp Company - DUENDE
di Federico Garcia Lorca
Prato Teatro Metastasio 1981

Lindsay Kemp Company

Lindsay Kemp è stato uno studioso di mitologia: la sua realtà è formata da immagini splendenti che egli trae e ricrea dal mondo che lo circonda. La Spagna ed il Garcia Lorca di Kemp quindi, sono più creazioniche fatti reali, sono trasformazioni personali di una data realtà all’interno della sua mitologia intrinsecamente teatrale......

LORCA E IL SUO TEMPO di Celestino Coronado

L’avvento della Repubblica Spagnola nel 1931, con schiacciante voto popolare, provoco quasi allo stesso tempo ed in maniera sconvolgente, una rottura rivoluzionaria di incalcolabile significato, paragonabile, in parte, alla Rivoluzione Russa, se si tien conto dei cinque secoli di repressione, oligarchia ed oscurantismo religioso, imposti al paese dalla nobiltà e dalla Chiesa. La Repubblica Spagnola, nonostante il terrorismo di gruppi diversi, provoco una libertà politica e sociale paragonabile a quella del resto delle democrazie europee e soprattutto una rinascita culturale che pose gli artisti spagnoli all’avanguardia assoluta nelle arti europee, preceduta dalla pittura di Picasso, Dali, Miro e Gris. La generazione del ’27 fu il fulcro e I’ispirazione culturale di questa Repubblica Spagnola. Repubblica stroncata al suo nascere, da parte del regime militare ed elitario dei Generali: Franco, Mola, e Queipo de Llano, con I’aiuto diretto del terrorismo fascista di Jose Antonio. Questa rivolta, non di popolo, ma di militari fascisti provoco la Guerra Civile Spagnola: una guerra fratricida che insanguino per tre interminabili anni il suolo spagnolo trasformandolo in "prova generale" per quella che sarebbe stata la Seconda Guerra Mondiale. Le grandi potenze liberali, temendo lo scoppio della Guerra Mondiale, a cui non erano preparate, lasciarono che fosse la Repubblica Spagnola il "capro espiatorio" dell’imperialismo nazi-fascista.

II risultato fu solo quello di ritardare di un anno la Seconda Guerra Mondiale.Nei primi giorni di questa Guerra Civile Spagnola, il poeta F. G. Lorca, fu incarcerato ed assassinato durante la sommossa fascista di Granada. F. G. Lorca nacque e fu educato nella provincia di Granada, all’inizio del XX secolo, e gia verso il 1931, anno della Prima Repubblica, aveva superato con la sua personalità e le sue opere, il formalismo romantico degli inizi del secolo, cosicché dedicando gli anni della Repubblica a scrivere e preparare le opere della più ampia e surrealista visione liberale di avanguardia della sua epoca, divento il poeta più ispirato del secolo. Le ragioni che accelerarono il suo assassinio per mano dei ribelli terroristi, fascisti e militari, furono proprio le sue idee di avanguardia e la sua identificazione con la Repubblica.

Assassinio commesso nella più completa impunita da parte di persone che ad ogni costo volevano eliminare dalla Spagna tutte le correnti progressiste dell’epoca e fa parte della barbara repressione che soffri l’Andalusia, la "sua" terra andalusa. Lorca fu il simbolo dell’artista completo: pittore, disegnatore, poeta, lirico, musicista, drammaturgo e amante del folklore, soprattutto ispirando gran simpatia col suo fascino personale. Fascino che, proprio nella sua Andalusia, e chiamato "Duende". Uccidendolo si e voluto uccidere la libera espressione dell’arte, in Spagna. Kemp è forse, coadiuvato dalla sua Compagnia, l'uomo di teatro capace di cristallizzare in scena, la magia e il duende di Lorca, vale a dire della Spagna.

TEORIA E SIGNIFICATO DEL DUENDE
Estratto da una conferenza di Federico Garcia Lorca
... In tutta I’Andalusia, dalla rocca di Jaen alla chiocciola di Cadice, la gente parla sempre del duende e lo scopre d’istinto. Lo splendido cantante "El Lebrijano", creatore della "Debla", era solito dire: – "Quando canto con duende nessuno può competere con me". La vecchia ballerina gitana "La Malena", esclamo un giorno, udendo Brailowsky interpretare un frammento di Bach: – "Ole! Qui c’e duende!" mentre si annoiava con Gluck, Brahms e Darius Milhaud, Manuel Torre disse questa splendida frase: "Tutti i suoni oscuri hanno duende". E una gran verità. Questi suoni oscuri sono il mistero, le radici che si impiantano nel fango che tutti conosciamo ed ignoriamo allo stesso tempo, da cui nasce pero la sostanza dell’arte... ... Dunque il duende e un dono, non una costruzione; una lotta, non un pensiero. Ho udito dire un vecchio maestro di chitarra: – "II duende non sta in gola, viene dal profondo, comincia a salire dalla pianta dei piedi". Vale a dire che non e questione di abilità, ma di stile vivo, di sangue, di antichissima cultura e di creazione del momento... ... II duende di cui parlo, oscuro e tremolante, discende da quell’allegrissimo demonio di Socrate, fatto di marmo e sale, che lo graffio sdegnato il giorno in cui prese la cicuta e dall’altro demonietto malinconico di Cartesio, della dimensione di un mandorlina verde, che, sazio di circoli e linee, spunto dai canali per udire il canto dei marinai ubriachi. Qualsiasi uomo, qualsiasi artista, ogni gradino che sale alla torre della sua perfezione, è frutto della lotta che ha sostenuto con un duende, non con un angelo, come si e detto, ne con la sua musa... ... L’angelo guida e fa doni come San Raffaele, difende dai pericoli come San Michele e protegge come San Gabriele. L’angelo splende, ma vola sopra la testa dell’uomo, sta in cima, emana la sua grazia, e I’uomo, senza alcun sforzo, realizza la sua opera, il suo fare simpatico o la sua danza... ... La musa detta, e qualche volta, suggerisce. II suo potere è limitato perché e lontana e molto stanca... ... La musa risveglia I’intelligenza, crea paesaggi di pietra e falso sapore di alloro... ... Angelo e musa vengono dal di fuori, I’angelo porta luce e la musa da forma... ... Mentre il duende bisogna scovarlo nel più profondo del proprio sangue: scacciando I’angelo e facendo sgambetto alla musa, scrollando via la paura alla fragranza di violette, che emana la poesia del XVIII secolo, e al gran telescopio nelle cui lenti dorme la musa, malata di limiti. La vera lottaè col duende... Per trovare il duende non servono schemi nè esercizi. Si sa solo che brucia il sangue come un liquido di vetro, che consuma, che scaccia tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli schemi, che fa si che Goya, maestro nei grigi e negli argenti e nei rosa della migliore pittura inglese, dipinga a ginocchiate e pugni con orribili neri pece... ...

I grandi artisti del sud della Spagna, gitani o "flamencos", che cantino, ballino o suonino, sanno che non vi è emozione senza duende... ... L’arrivo del duende implica sempre un radicale cambiamento di tutte le forme basate su vecchi schemi, da sensazioni di freschezza assolutamente inedita, come una varietà di rosa appena creata, come un miracolo, che suscita un entusiasmo quasi religioso. In tutta la musica araba, nel ballo, nelle canzoni ed elegie, I’arrivo del duende e salutato con energici "Ala, Ala!" "Dios, Dios!" cosi vicini agli "Olè!" dei toreri, che forse son la stessa cosa; in tutti i canti del sud della Spagna la venuta del duende e seguita da sincere grida di "Viva Dios!", profonde, umane, tenere grida di comunicazione con Dio attraverso i cinque sensi, grazie al duende che muove la voce ed il corpo della ballerina... ... Tutte le arti son capaci di duende, ma e più naturale trovarlo nella musica, nella danza e nella poesia declamata, che hanno bisogno di un corpo che interpreti, son forme che nascono e muoiono perpetuamente e muovono i loro contorni su un presente preciso... ... II duende non giunge se non vi e possibilità di morte, se non sa che può girarvi intorno, se non ha la certezza di cullare le sofferenze che tutti portiamo e che non hanno, ne avranno, consolazione. Con le idee, con i suoni o con i gesti, il duende assapora una lotta leale con il creatore. L’angelo e la musa fuggono col violino ed il tempo, il duende ferisce; nella guarigione della sua ferita, che non si rimargina, risiede I’insolito, I’invenzione dell’opera di un uomo. La virtù magica dell’arte consiste nell’essere sempre "enduendada", per poter battezzare con acqua oscura coloro che assistono; perché col duende e più facile amare, capire, aver la certezza di essere amati e compresi. Questa lotta per esprimere e comunicare I’espressione, acquisisce a volte, nella poesia, caratteri mortali... ... In Spagna (come nei paesi orientali, dove la danza e espressione religiosa), il duende ha un potere illimitato sui corpi delle ballerine di Cadice, elogiate da Marziale, e sui petti dei cantanti, elogiati da Giovenale e in tutta la liturgia dei tori, dove si svolge un autentico dramma religioso come nella messa, dove si adora e si sacrifica a un Dio... ... Non ci si diverte nelle danze spagnole o nelle corride, e il duende che si incarica di far soffrire un dramma a forme viventi e prepara una via d’evasione dalla realtà c circostante. II duende agisce sul corpo della ballerina come il vento sulla sabbia. Converte, con magico potere, una ragazza in paralitica estasi della luna; fa venire rossori adolescenziali ad un vecchio stanco che chiede I’elemosina per un bicchiere di vino; evoca, in una capigliatura, odore di porto notturno ed in ogni momento agisce sulle braccia con movimenti che sono fonte della danza di tutti i tempi... ... La Spagna e I’unico paese dove la morte e spettacolo nazionale, dove la morte suona lunghi clarini all’arrivo delle primavere e la sua arte e sempre sorretta da un duende acuto, che la differenzia e le da una sua qualità d’invenzione... ... II duende... Dov’e il duende? Da un arco vuoto spira un’aria mentale che soffia con insistenza sulle teste dei morti, in cerca di nuovi paesaggi e accenti stranieri; un’aria con odore di saliva di bimbo, di erba calpestata, di trasparenza di medusa, che annuncia il perpetuo battesimo delle cose appena create.

 

LINDSAY KEMP E DUENDE di David Haughton
Lindsay Kemp è uno studioso di mitologia: la sua realtà è formata da immagini splendenti che egli trae e ricrea dal mondo che lo circonda. La Spagna ed il Garcia Lorca di Kemp quindi, sono più creazioni che fatti reali, sono trasformazioni personali di una data realtà all’interno della sua mitologia intrinsecamente teatrale. Tale è il suo meccanismo psichico per vivere e fare teatro, attività inevitabile questa, che sboccia istintivamente dal suo modo di vivere – se queste trasformazioni hanno valore per il suo pubblico la ragione risiede (per quanto egli possa cambiare in superficie) nel suo legame con l’ispirazione originale cosi intensamente personale. "Duende"è stato un fermento di anni. Sebbene il punto focale sia Federico Garcia Lorca, la matrice, il mezzo per giungervi, sono la Spagna e ciò che essa significa per Lindsay Kemp e per la cerchia dei suoi collaboratori. In questo caso, i collaboratori sono stati in primo luogo Carlos Miranda e Celestino Coronado; tuttavia l’insieme della Compagnia ha partecipato, come di consueto, a questo processo: ogni artista contribuendo in modo indipendente con la sua creatività. Quindi una visione singolaè ispiratrice di una visione collettiva dove focalizza molte energie. In questa occasione la visione è la Spagna – la Spagna dei Goya e Velasquez, del flamenco e della elegante ferocia nella corrida, dell’Alhambra e del "barrio cino" (quartiere cinese) del porto di Barcellona, di de Falla e Picasso, Dalì e Lorca, dei Gitani, dei limoni e del sangue, della chitarra che sa di fumo e del battito dei tacchi, la Spagna dei ventagli, delle mantille e dei gesti fieri, dei vini rosso-cupo, delle madonne di porcellana e delle puttane che danzano, la Spagna della sofferenza e della gioia – quella gioia particolare espressa nella parola "alegria", che contempla un fiero piacere che ha anche il sapore del dolore e della morte. In questa Spagna, Kemp ("solo in teoria inglese") trova qualcosa di unico nei modi del cerimoniale, nelle celebrazioni delle passioni pubbliche, nel colore e nell’ombra. La Spagna,è il paese europeo che possiede la cultura più tenacemente tradizionale, impregnata di storia che si rinnova continuamente nelle vene del suo popolo. E una cultura formata da antitesi (mori, cristiani, celtici, gitani; inoltre surrealismo, paganesimo, misticismo) che si trovano raggruppate negli idealismi politici del nostro secolo, dove una tradizione particolarmente vigorosa di socialismo ed anarchia, si confronta con il formalismo di quella nuvolaglia di ideologie pseudo-cristiane, pseudo- borghesi, pseudo-fasciste, a cui Franco, quando prese il potere, diede falsa unità sotto l’egida del suo nome. La Guerra Civile Spagnola, vista dalla’ottica idealizzata dello studioso di mitologia, è spunto attraente per la drammatizzazione di ciò che appare come una lotta, in bianco e nero, tra libertà ed espressione, tra bene e male. In effetti, questo antagonismo nella società spagnola, come "Duende" tende a dimostrare in modo fantastico, ha lontane origini storiche: nella disfatta e repressione della cultura moresca del quindicesimo secolo e nella persecuzione degli ebrei e dei gitani, da parte di susseguenti generazioni di governanti spagnoli. Lindsay Kemp, che in Gran Bretagna, è stato cosi spesso definito "emozionalmente indulgente... eccessivo...

ostentato", si sente ovviamente più a causa sua in Spagna che in Inghilterra. Egli, ed il suo modo di fare teatro, sono stati istintivamente apprezzati, per l’estetica simile a quella spagnola, con la sua retorica che armonizza uno stile perfetto ed una tradizione tenace, col delirio del momento inebriante. Naturalmente l’incanto che Lindsay Kemp prova per scialli e ventagli è un aspetto, sebbene minore, del fascino che sente per questa retorica. La figura di Lorca è un simbolo naturale che riflette sia questa eredita spagnola, sia lo sperimentalismo dell’avanguardia europea del ventesimo secolo: simbolo che attraverso il patetico martirio dei primi giorni della Guerra Civile, incarna la disfatta di entrambi, tragica ma non irreversibile, ad opera de Nazionalisti. Lindsay Kemp ha, alle spalle, la sua storia di ribellione frantumata contro le meschine convenzioni e restrizioni con le quali si è cosi spesso scontrato – questa è per lui un’altra svolta cocente del suo martirio. II suo contatto con Lorcaè acutamente personale, egliè convinto di aver vissuto le esperienze del poeta. Questa identificazioneè all’origine di "Duende", come le identificazioni con Genet e con Divina furono all’origine di "Flowers". Lorca è uno dei mitici eroi su cui Kemp crea e proietta la sua identità – Genet, Isadora Duncan, Nijinsky, Rimbaud, Sarah Bernhardt, sono altri – ognuno dei quali incarna per lui I’Artista, in tutta la sua invincibile forza spirituale e in tutta la sua patetica vulnerabilità. Ingredienti di questo poema drammatico, simboli universali dell’Artista, sono: il sognare creativo, il perpetuare I’infanzia, l’oppressione. E un’evocazione in omaggio a Lorca ed ai tessuti specifici delle sue metafore. Vi troviamo la Spagna, vignette del suo storico passato, come lettere stampate in un collage, attraverso il lirismo torturato di El Greco. Vi troviamo la cultura spagnola, vista con gli occhi di un esule (Kemp) e la cultura americana vista con gli occhi di un altro esule (Lorca). Arriviamo al "Duende". II saggio di Lorca sul "Duende" è un novero poetico devastatamente lucido su un’estetica che si riscontra profondamente con quella di Lindsay Kemp.II Duende è l’abbandono alla base del suo credo. E il Dio nascosto dello spettacolo, Dionisio, Kali, il Demone Possessore che porge amore da una parte e morte dall’altra. Questa verità,> questo pericolo, questotrance, sono estremamente vitali per il teatro. Come la peste che Artaud descrisse e da cui fu consumato. E la lotta sull’orlo dell’ignoto. Questa nudità, indifesa e disturbante, nonostante i suoi difetti,è la caratteristica maggiore di Lindsay Kemp. II "poema fantastico" che ci propone questo spettacolo è composto quindi da tali immagini e identificazioni primarie, intessute in un arazzo surreale di musica, danza, parole, costumi, luci e qualsiasi altro elemento offerto dalla poesia e dal teatro. La logica della sua costruzioneè, come la logica della poesia di Lorca, composta da simboli e sogni. II suo stile, come quello di Lorca,è una misteriosa collisione di esperimenti su tradizioni e di complessità e semplicità. La fatalità dell’uno e dell’altro è il fascino della morte. II suo eco, per entrambi, un riverbero di vita.

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